Non si ritorna a vivere nuovamente.
Ciò che fu non ritornerà ad esserlo.
Commisi tutti gli errori e gli orrori possibili.
E fui perfetto, irreprensibile, olimpico
ogni secondo mitico di ogni minuto mitico
di ogni mitica ora che mi toccò vivere.
Respirai profondamente sulle alte montagne rilassate:
Cime Andine, Machu Picchu, Pirenei, Selva Negra
e anche nell’inquinato aeroporto di Ciudad de La Paz,
dove gli aerei salgono per atterrare.
Sono stato empio. Un porco con me, con i compagni,
con altri che non mi erano del tutto indifferenti.
Nessuna parola mai mi rappresentò totalmente
e mi pulii il culo con la legge, con l’onore e la virtù.
Ebbi a sufficienza viaggi e tramonti
nuotando sopra e sotto in fiumi larghi come il Paranà.
Corsi su colline ripulite dal vento degli dei.
Attraversai innumerevoli frontiere con documenti falsi
- ma non mi fu chiaro lo spinoso affare dell’identità.
Mi scacciarono come un cane, come un cane mi trattarono,
mi soccorsero come un cane d’estate abbandonato.
Dissotterrato abbracciai le lunghe mani dell’amore,
il corpo solido dell’amicizia e la causa senza limiti.
Dormii fra mammelle profumate di tutte queste cose.
Come un bimbo eruttai di soddisfazione prima di dissolvermi.
Non saprei dire se il tempo passò a mio favore.
Queste rughe profonde nel viso mi fanno sospettoso.
Queste cicatrici prodotte da rabbiosi soli,
da audaci nudità, da carezze di fuoco
svegliano negli altri fantasie persecutorie.
Ma mi comportai come un uomo: ammazzai mio padre
E giacqui con mia madre senza saperlo,
sebbene intuissi qualcosa.
Lui era il re poderoso e lei una regina vedova
quando li conobbi: si finisce per ammazzare ciò che si ama.
Il mio dramma è che i miei figli sono miei fratellastri.
Allora smisi di vedere e di godere il mondo.
I miei momenti non sono più che il medesimo tempo.
(il 30 novembre compii 61 anni e non sono vecchio
- la stessa data e anno in cui solitario in un ospedale di Lisbona
morì
Fernando Alberto Ricardo Alvaro
de Campos Reis Caeiro Pessoa.
Solamente che tutto mi impressiona come troppo veloce.
La vita marcia vertiginosa aprendosi al passo:
i bambini spingono i grandi verso gli abissi.
I grandi agitano inutilmente le braccia come ali:
nessuno di loro scapperà dalla propria condizione mortale.
Immediatamente anche i bambini muoveranno le piccole braccia come ali
quando si aprirà davanti a loro l’inesorabile cosmo.
Arriviamo sempre tardi. Nessuno anticipa niente.
Un meticcio audace, di poche vedute per questi affari,
assicurò al vicario, davanti al plotone di fucilazione,
che morire era come fare un salto nel vuoto).
Madrid
17.12.1996
NdA: Greetings: parola inglese che significa saluto, salute, ricordi. Qualcuno richiama l’attenzione su un probabile se stesso e da lì, in una panoramica visione telegrafica, comunica ad altri la sua allegria per essere vivo e per aver superato i meandri tradizionali dell’esperienza. La frase finale in corsivo proviene da un dettaglio tratto da “ Una excursion a los indios ranqueles” dello scrittore argentino Lucio V. Mansilla
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Hanno
chiuso la tipografia e ormai non c’è né tempo né spazio per l’ultima
correzione delle bozze: saremo pubblicati con errori, con orrori. Camminai fin
lì portando il mio testo ordinato, rivisto, riletto cento volte. Ma la
saracinesca era chiusa. Non un avviso, non un cartello di un perché o quando.
Qualcosa era scaduta per qualcuno. O forse camminarono senza che nessuno
udisse i loro passi. Sigillo. Cautela. E noi che volevamo far valere il valore
di una scrittura pura, limpida, trasparente. Un paesaggio di sogno infantile
alzato da una tenace pazienza: io stesso, a braccia aperte, dentro un’onda
grande di brezza marina. O tu, pietra pulita da una corrente d’acqua
infaticabile.
Madrid
23.7.2000
(*) NdT: in italiano nel testo. NdA: testo scritto in omaggio a Carmen Martin Gaite (Salamanca 1925, Madrid 2000) Poetessa, scrittrice, saggista. Con il suo volume di romanzi brevi “El balneario” , vinse il premio Cafè Gijon (1954) e il suo romanzo “Entre visillos”, il Nadal (1957) Nel 1978 riceve il premio Nacional de Literatura. Abbiamo svolto insieme delle letture poetiche nel “Cafè Manuela” di Madrid, in animati incontri organizzati dai poeti Paco Cumpian e Chicho Sanchez ferlioso. La sua grazia, nobiltà e il suo buon eloquio vivono ancora in questi spazi tanto pieni di effimere bellezze.
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Sai che per farti
in te si concentrarono
i quattro materiali
costitutivi di tutto:
la fresca acqua azzurra
il rosso fuoco ardente
la ferma terra nera
l’aria dei sogni
Sai fratello Juan
che in te si unificarono
i quattro punti cardinali
direzioni del mondo:
l’opulento nord ricco
il povero sud affamato
l’est zoppicante
e l’ovest dove si ossida il sole
Indio compagno sai
che in te si saldano
come in un pugno chiuso
tutte le arti giuste:
la poesia nuda che denuda
la canzone che ristagna
la musica che sputa
le facce genocide
Ah mio amatissimo compagno
di cuore grandissimo
come tutto il vivo amore
per i poveri del mondo
come tutta la speranza
che ci esalta il petto
e quella fraternità universale
per la quale lavoriamo
E se oggi incrocia la tua aria
una colomba azzurra e fresca
o ricordi ardentemente
liberi versi sognati
o è nero il tuo alto pugno
che arricchisce la terra
andremo dove vai sì
dove stai staremo
Madrid
D24NE
NdA : Poesia letta in occasione dell’omaggio dal vivo dedicato al
poeta e giullare, il 25 maggio del 2002, nel teatro di CCOO (Commissioni
Operaie), di Madrid, dai suoi compagni musicisti, cantanti e poeti. La sua
attitudine solidale lo portò verso tematiche contemporanee e
testimoniali. Durante la transizione spagnola, lo Stato lo ebbe come voce
narrante della “Cantata de Santa Maria de Iquique”, di Luis Advis,
con Olga Manzano e Manuel Picon e con il complesso cileno “Quillapayun”.
Fu presenza costante nei “Los libertadores”, sopra testi di Pablo
Neruda e musica di Manuel Picon. Fu il presentatore di cento atti per i popoli
che subirono rappresaglie sotto dittature infami. La sua voce registrò i
culmini radianti della lucidità dei nostri poeti latinoamericani e, da quelle
altezze di autentiche emozioni di resistenza e combattività, fu come balsamo
per lunghi tempi di confusione, violenza e senza identità. Il suo
lavoro non fu vano. La sterilità e la dimenticanza non vanno d’accordo con
le nostre cause di cambiamenti profondi, umani e radicali, orizzontali e
ugualitari. Nacque in Argentina, dal 1974 viaggiò e risiedette in Spagna. Morì
a Madrid, il 6 novembre 2002.
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“dicono cose che poi non fanno
fanno cose che poi non dicono”
(da “parajodidisimas”)
fa’ ciò che fai
di’ ciò che dici
canta ciò che canti
scrivi ciò che scrivi
cancella ciò che cancelli
il mostro
non si muoverà
un apice
rema ciò che remi
cavalca ciò che cavalchi
a pelo o sulla sella
sembra ciò che sembri
arido o fertile
o raccogli e raccogli
non si rimpiazzerà
un apice
parla con chi parli
soffri lì dove altri godono
pesca e ripesca
cammina e cammina
protesta e protesta
non si muterà
un apice
come una roccia dentro la roccia
una montagna in una montagna
un fuoco in un fuoco
un fiume in un fiume
un ghiaccio in un ghiaccio
un vento dentro un vento
non si muoverà
un apice
inorgoglisci o supplica
ridi prima di andartene o gemi
colpisci porte su porte
porti su porti
indignati nella notte
nel giorno ripetuto
paga o ruba
aiuta o imbroglia
verrà lì immutabile
senza ascoltarti senza vederti senza parlarti
senza modificarsi
un apice
Fraternamente
M669NE
NdA: nel marzo del 2006, a 30 anni dal golpe militare genocidi della giunta militare in Argentina, moriva in un tragico incidente, chi mi fu collega ed amico fraterno: Squeo Acuña. Poeta con forti e sonori profili tellurici, animoso e animatore la sua parola era aderente alla vita. Che sempre celebrò con ammirabile tenerezza e dono di umanità.