Testo: Sergio Caniati - Musica: Sergio Caniati, Enea Biumi
 
 
Caro amico don Chisciotte, hai lasciato il tuo scudiero,
i tuoi draghi son tornati a macinare il grano;
Ronzinante l’hai lasciato a morire su un sentiero,
la tua lancia l’hai spezzata con un gesto della mano.
Dulcinea formosa e bella ride e canta come allora,
rivederla ti farebbe sobbalzare ancora il cuore;
vive madre di tre figli in una grande fattoria
“E pensare” tu ti dici “quella donna è stata mia”
 
Liberato dai legami di un passato di pazzia,
viaggi libero e leggero come volan gli aquiloni.
Tra le nuvole svogliate i tuoi pensieri vanno via:
a che serve morir santi se si vive da ladroni.
E sorridi ripensando alle imprese leggendarie
Tra donzelle virginali e clamori di battaglie,
i castelli dei malvagi son svaniti neve al sole,
resta un magico aleggiare di risate e di parole.
 
Caro amico don Chisciotte, la tua vita è stata dura,
ma non conta se il tuo cuore batte sotto l’armatura,
i mulini giran solo se c’è il vento che li spinge
ed il pozzo ha un senso solo se c’è un secchio che  l’attinge.
E non serve costruirsi situazioni su misura
Per sentirsi realizzati o perché si ha paura,
inventarsi un personaggio che rifletta idee correnti
serve solo a farsi forte in funzione dei potenti