DUE MOMENTI E UN EPIGRAMMA
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I Con delicatezza di lingua e di dente mordo tremandoe sfioro l’intatto candore della tua pelle e le tue labbrache col profilo di morbide colline screziate di verde densissimo si confondono in questo breve settembre che in un velo di luce ci avvolge sogni germinando.
E danzano le linee del paesaggio folli ed ebbre di risa attorno al roseo serico incarnato dei corpi festosi nell’ora e nel cantuccio d’incanti, di noi, complici, un oltraggio irridente volgendo al gelo del tempo e agli acri mormorii morali di chi ignora gli squarci laceranti di gioia che l’azzurro ci svela.
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II
Mormorio d’acque nel silenzio assorto del monteincantato; le dita che s’annodano alle tremule foglie…
Agli sguardi di desiderio sorridenti tra squarci di siepi un cielo, zaffiro duro e splendente, rispondeva occhieggiando e lo zelo e il candore dorato degli slanci ci schiudeva… un battito breve sull’aspro sentiero rapiva il nostro respiro d’un tratto tra la terra smossa; rapinoso su te ritornavo la nube di capelli scostando ansioso di perdermi.
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III
La famiglia che incubi figlia Là dove il nulla ci affratella E l’io nel sacrificio muto Tra la benedizione di tonsurati segugi s’ingiglia Mentre giorno dopo giorno ci s’accapiglia Tra gelide mura di madreperla. Si sfoglia si sgretola e schianta Lo sterile illusorio destino ossuto Di chi in sé non può non averla.
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biografia