(di Giorgio Galli)

L’Europa è stata un’utopia. Oggi è un progetto incompiuto. E’ stata una utopia quando si pensava che potesse scaturire da una convergenza delle nazionalità, a partire da quelle ancora oppresse. Ne fu banditore Giuseppe Mazzini, del quale si celebra quest’ anno il centenario della nascita: la Giovane Italia, la Giovane Germania, la Giovane Polonia.

L’utopia si volse in tragedia, l’esasperazione del nazionalismo straziò l’Europa attraverso due guerre mondiali, che le fecero perdere il ruolo di centro della civiltà occidentale. La seconda guerra mondiale, quasi a simbolo della caduta dell’utopia, ebbe inizio su quello che avrebbe dovuto essere il confine tra la Germania e la Polonia della perduta giovinezza.

Tuttavia proprio il secondo conflitto mondiale segnò il passaggio dall’ utopia al progetto. Tre guerre tra Francia e Germania – 1870, 1914, 1939 – erano state all’origine del declino europeo, intreccio tra fervore nazionalista e controllo del carbone e dell’acciaio. E dal carbone e dall’acciaio, della CECA (comunità europea del carbone e dell’acciaio) prese le mosse il processo di integrazione dei maggiori stati del vecchio continente, l’Europa di Carlo Magno, come venne definita quella che, quasi a rinnovare un antico patto tra chiesa e impero, ebbe a protagonisti tre statisti cristiani, il francese Schumann, il tedesco Adenauer e l’italiano De Gasperi. Fu la prima Europa a sei, quei tre paesi (Francia, Germania e Italia) ai quali si aggiunse il Benelux (Belgio, Olanda e Lussemburgo).

In mezzo secolo quel progetto si è grandemente ampliato, sino ad estendersi dal Portogallo ai confini russi, dopo la caduta dell’impero sovietico. Ma rimane un progetto incompiuto. L’Europa non è più soltanto in utopia, tuttavia non è ancora un soggetto politico. Per ora è un mercato comune rappresentato da una moneta (l’euro), regolato da un trattato costituzionale che è pur sempre un accordo tra Stati nazionali e non la costituzione di una federazione.

Nel 2005 iniziano le procedure per la ratifica del trattato da parte degli Stati nazionali, col voto dei parlamenti o attraverso referendum. L’Europa degli Stati sarà a regime solo tra qualche anno; ma anche a regime sarà pur sempre un’Europa degli Stati, di Stati che conservano gran parte degli attributi della sovranità e soprattutto la gestione della politica estera e quella della difesa.

Se è stata necessaria un’evoluzione di quasi due secoli, dal congresso di Vienna, dopo le guerre napoleoniche, perché l’utopia diventasse un progetto, che a sua volta ha richiesto mezzo secolo per giungere all’euro e al trattato costituzionale, il problema è se gli stati nazionali d’Europa avranno abbastanza tempo per trasformare il progetto incompiuto in un soggetto politico federale.

Il ruolo di superpotenza degli Stati Uniti, il dinamismo di realtà quali la Cina e l’India, fanno supporre ai politologi il delinearsi di nuovi scenari geo-politici tra il Duemilaventi e il Duemilatrenta. Se l’Europa dispone soltanto di un quarto di secolo per essere all’altezza di quegli scenari, si può presumere che il ritmo dell’integrazione debba essere accelerato, rispetto i tempi che ci hanno condotto, appunto in mezzo secolo, dalla CECA al trattato costituzionale. Altrimenti potremmo regredire ai tempi dell’utopia questa volta molto simile ad un sogno infranto.