di Cristina Castello e Ricardo Dessau
(Versione italiana di Daniele Moretto)
«Perché gli uomini, Socrate,hanno dimenticato l’obbligo di pensare...»
Miguel Betanzos, Socrate, «Il saggio avvelenato»

 

Noi, poeti del mondo diciamo "Basta!"  e diciamo "lupi".
"Basta!": una delle più belle parole poetiche  pronunciate o ancora da pronunciare 
"Lupi".  Noi poeti siamo "lupi della steppa", e ci "organizziamo", al modo dei lupi, non a quello dell'uomo lupo dell'uomo (homo homini lupis). 
"I lupi sani e le donne sane... sono stati perseguitati, fustigati e falsamente accusati di essere voraci, furbi e troppo aggressivi e di valere meno dei loro detrattori. Sono stati il bersaglio di coloro che non solo volevano pulire la selva ma anche il territorio selvaggio della psiche, soffocando la sfera istintiva fino al punto di non lasciarne traccia. La depredazione che esercitano sui lupi e sulle donne quelli che non li comprendono è sorprendentemente simile".
(Clarissa Pinkola Estés, Donne che corrono coi lupi)
Noi, poeti del mondo, siamo lupi in difesa di quel "territorio selvaggio"  e sublime che, per fortuna, esiste ancora sotto la vita trasformata in "Dio Mercato".
Noi poeti del mondo ululiamo che la Poesia è oppositrice, critica, ribelle e sovversiva di natura.
Che la poesia distrugge e si auto-distrugge in un solo movimento.
Che ricrea se stessa , ed incessantemente ricrea il mondo. Nietszche:  “Di’ la tua parola, poi dissolviti”.
Diciamo, coi surrealisti, che la Poesia è libertà assoluta.
Che è immaginazione.
E col fuoco prometeico di Leon Felipe, in un grido di angeli, ululiamo che la Poesia è un luminoso sistema di segnali.
Qui il nostro "basta!", il nostro ululato, i nostri segnali.
Ed il nostro tentativo di ali: 
1.  «Ecco il tempo degli assassini», scrisse Rimbaud.
Questo tempo si è esteso fino al XXI° secolo, si è ramificato come non mai e sembra, infine, radicato nella Terra per sempre.
2. Noi, poeti del mondo, ci rivoltiamo contro questo «Tempo degli assassini», come ha fatto la Poesia da quando il primo essere umano accese il primo verso e il primo essere umano lasciò il suo primo segno nella prima caverna.
3. Il Tempo dei Poeti è quello delle Madri datrici di vita.
«Ah, che generoso il suolo del mio orto.
Fa un odore di madre che innamora!»
      (Miguel Hernández )
4. E’ il tempo della poesia scritta e cantata al femminile, sebbene la collera, la dissonanza, le aberrazioni del linguaggio (per gli «accademici»), la mancanza di «decoro» (per i «benpensanti») e l’angosciosa sete di riparazione siano predominanti, e ci (si) mostrino come germogli dei vecchi «assassini».
5. Le donne e gli uomini poeti del XXI° secolo hanno deciso di uccidere con parole gli Assassini con le armi. Parole regolate da nessun altro se non dal poeta stesso. Parole forgiate in nessuna fucina se non la sua: neanche in quella degli dèi - sebbene il canto sia un dono degli dèi – e men che meno nella fucina della lingua (o «non lingua, a regola) in uso, ordinaria parodia del Linguaggio Comune e, pertanto, della Ragione Comune, che gli Assassini hanno strappato al Popolo convertito in massa.
6. La massa non capisce la poesia;  il Popolo – o quel che ancora ne resta –, sì.
7. L'Iliade o l'Odissea erano poemi straordinariamente belli ed allo stesso tempo popolari. Non esisteva alcuna differenza tra i greci, o i predecessori dei greci, e i loro poeti.
La Grecia fu in primo luogo la Poesia e dopo la Filosofia.
E la Poesia, per secoli, si trasmise di bocca in bocca (così si fondò la tradizione orale), e la Filosofia era discussa nella piazza pubblica, nel mercato - con minuscola:  si trattava solamente del mercato di uova e di galline -; (e così si fondò la dialettica, la discussione ragionevole tanto vituperata oggi dal positivismo, dal pragmatismo o dalla Ragione Tecnica).
8. Il positivismo, il pragmatismo e la Ragione Tecnica hanno compiuto la "missione" per la quale nacquero:  privare gli uomini del loro strumento fondamentale:  la possibilità di dire "No", di criticare, di dissentire.
Lo deprivarono della sua "negatività", l'attributo umano per eccellenza, l'unico che ci distingue da tutte le altre creature dell'universo. Addomesticarono la sua disubbidienza. Insomma, ci trasformarono in un "Sì" assoluto. Siamo macchine per ammettere, assentire e dare "consensi." Riflessi condizionati. L'Umanità si trova sull'orlo di un precipizio di cui nemmeno concepisce il fondo mostruoso.
"Basta!", gridiamo noi, poeti del mondo.
9. Delle due dimensioni essenziali che ci costituiscono, quella del "Sì" e quella del "No", ci hanno lasciato solo la prima, perché sfacciata; ma, insensibilmente, ci hanno sottratto la seconda. Col risultato che oggi l’uomo può essere la riproduzione fedele di quell’Uomo Unidimensionale di cui il filosofo Herbert Marcuse nel 1964 ci parlò per la prima volta.
10. Tuttavia, la Bellezza, la Verità ed il Bene (i valori supremi socratici e di tutta la filosofia che seguì) possono essere captati in tutto il loro splendore ma solo attraverso il "No".
Il “No” nega la comodità, la facilità e la volgarità del dato immediato, i "fatti".
Il “No” è simbolo di libertà.
Che la Terra gira intorno al sole e non all'inverso; che il "David" di Michelangelo ha la perfezione di cui non avrebbe potuto mai godere il David reale;  e che "l’altro", il prossimo, sono io, costituiscono rivelazioni, manifestazioni dell'Essere percepibili al di là dei bruti dati sensoriali, al di là dell’ingenuo consenso (del "Sì" assassino) che diamo a tutto ciò che quotidianamente si presenta ai nostri occhi.
11. Noi, poeti del mondo saremo i Poeti del "No", o non saremo niente.
12. Per noi "la Bellezza sarà convulsa o non sarà" (Bretòn).
13. Questo No è "totalitario" nel senso migliore del termine, cioè a dire è un "No" "totalizzatore". Include tutti i temi del mondo umano, posto che "niente di umano ci è estraneo".
          Non ci sono estranei né l'amore, né l'erotismo, né la sessualità.
          Né la Passione dell'Assoluto (Louis Aragon).
          Né quelle che oggi son chiamate "guerre".    
Chiamano "guerre" le aggressioni dell'Impero contro i paesi più deboli della Terra, purché siano ancora possessori di una qualche ricchezza da saccheggiare; oppure occupino una posizione strategica nella prospettiva della prosecuzione del sacro compito del saccheggio di altri paesi che ancora rimangano relativamente indenni.
A noi, poeti del mondo, non ci sono estranee, e le denunciamo. 
Come non ci sono estranee la miseria sempre più "globalizzata", né la falsità dei sempre più globalizzati "diritti umani" che, in realtà, sono i "diritti dei dissolutori”. 
"Diritti Umani": ecco un altro tiro mancino con le parole, quelle parole che abbiamo il dovere irrinunciabile di difendere da ogni trucco, da ogni passo magico che pretenda di occultare o deformare la verità. 
14. Noi poeti del mondo abbiamo il dovere di illuminare aurore.
Dato che il nostro mestiere sono le parole, il nostro obbligo - assieme ai nostri compagni creativi della finzione letteraria - è quello di smascherare i milioni di termini e frasi ovviamente falsi che ci "vendono" come ovviamente veri.
Come nel caso dei tanto declamati "diritti umani", il nostro dovere morale, sovversivo, scandaloso, pazzesco, per il mondo "politicamente corretto", consiste nel denunciare la già insopportabilmente estesa e normalizzata "difesa" dell'eco-sistema. No! Respingiamo questa bandiera, oggi più che mai inalberata fino al cielo dagli stessi che depredano il pianeta sistematicamente.
Ed aborriamo anche le bandiere nere dei pirati del XXI° secolo. Queste bandiere non ostentano oramai un teschio e due ossa a traverso. In una smorfia menzognera, ci mostrano i visi di giovani belle o affascinanti, a seconda dei casi; visi coi quali ci vendono da un'automobile fino alla credenza ingenua che l’unica cosa che importi a questi Assassini internazionali, multinazionali e nazionali sia il nostro benessere o la preservazione della Natura, i nostri "diritti umani"  e la nostra benedetta – ma in fondo da essi stessi disprezzata - Madre Terra.
Farisei!  Noi  poeti del mondo prendiamo come esempio il Cristo dei Vangeli, e cammineremo vicini ai Popoli quando sveglino e gridino " Basta !", e caccino i mercanti dal Tempio.
Il Tempio del XXI° secolo non sta oramai a Gerusalemme:  è la propria Umanità incatenata ed utilizzata come edera ammuffita. "Basta!": Basta con questo essere condannati e grati di essere sommessi alle ombre.
15. Noi poeti del mondo ci impegniamo nell'amore.
Perché abbiamo la certezza che non si vive oramai l'amore ai tempi del colèra, bensì la collera spoglia di ogni amore. E che per il sesso senza anima, né vita, né alberi che ormai ci circonda - virtuale, incolore, inodore ed insapore -, l'Eros si è ridotto a mera gestualità patetica e ha dimenticato ogni trascendenza.
Il desiderio si è trasferito agli oggetti di consumo e si è consumato in essi. Ha rinunciato al diletto della comunione di corpi, anime e menti, e ha trasformato il mondo in un "non luogo" anerotizzato, con uomini e donne liberati al consumo della loro propria solitudine.
Noi diciamo "Basta!"  a questo "oggi" anerotizzato del mondo, dove ogni "io" è una monade senza finestre dalle quali nessuno può comunicare con nessuno. In questa compra-vendita "globale" dove anche l'amore è merce, è ora di dire – nuovamente con Marcuse - che la cosiddetta "Rivoluzione Sessuale", che finalmente andava a liberarci e consegnarci la Felicità, si è trasformata alla fine nella "Rivoluzione dei Commerci".
La Bellezza è il nostro dovere!
16. Un mondo senza amore è un mondo senza poesia.
Se John Donne, Paul Eluard, Julio Cortázar, Paul Celan, García Lorca, Miguel Hernández, Nazim Hikmet o Robert Desnos resuscitassero in questo secolo " mercanteggiato", continuazione e superamento insuperabile del "mercanteggio" anteriore, non scriverebbero, tuttavia, poemi estranei all'erotismo né alla natura eccelsa dell'amore. E noi, poeti del mondo situati nel più drammatico crocevia di due secoli, alziamo le sue torce e trattiamo disperatamente di ri-erotizzare il mondo, da e con la nostra Poesia.
17. "Non sono resti, sono semi", disse Tencha Bussi, di fronte ai "resti" del suo amato uomo e marito, Salvador Allende.
E noi, poeti del mondo, ci impegniamo  nella speranza, nella lotta celeste e nella semina. Per poter dire un giorno:
"Missione compiuta. Abbiamo 'ucciso', con parole, gli Assassini".
"I semi hanno dato i loro frutti e pietrificato le falci, affinché mai più ci siano martiri. Mai. Mai. Mai più!"
"Ecco
 finalmente
 il tempo di quelli che amano!"
"... ed anche se il gregge potesse vivere imbavagliato, anche se alcuni tollerassero o per caso preferissero la discrezione, egli, Socrate, non immaginava nemmeno un mondo fatto di silenzi, un mondo senza la parola che sveglia, che ravviva, che stimola, un mondo in cui non esistessero i versi di Omero o le tragedie di Euripide o le storie di Erodoto. Non immaginava un mondo digiuno di voci e parole, poiché la parola era come l'antico fuoco che Prometeo aveva rubato agli dèi;  la parola concedeva senso all'uomo e gli conferiva un'aura sacra, quasi divina, e senza questa era ridotto a mera creatura selvaggia e condannata ad errare per il mondo come un'ombra."
(Ibidem)
 
De Cristina Castello e Ricardo Dessau
Buenos Aires, 21 Novembre 2005

 

* Una riconoscenza per la traduzione: Nadia Scardeoni
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