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Los diseños son de Poni Micharvegas |
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LA POESIA DELL’ESILIO NELL’ESILIO di Enea Biumi Martin Micharvegas ( Poni per gli amici) è nato a Buenos Aires, Argentina, nel 1935. Nelle sue opere scorgiamo una grande attenzione non solo per l’arte strettamente poetica, bensì per l’arte in generale, che diventa, in tal modo, segno grafico, pittura, documentazione visiva del dramma interiore d’un popolo lacerato e costantemente vinto dall’oppressione dittatoriale. A ciò si deve aggiungere la sua appartenenza -come dice lo scrittore e poeta Jaime Barrios Peña- “al discorso meticcio latinoamericano.” Appartenenza che lo rende, da una parte, ancor più potente e forte nella protesta, dall’altra, più sensibile e vulnerabile. “Al fondo della sua costruzione letteraria, infatti -prosegue sempre Jaime Barrios Peña- percepiamo il rimpianto dell’esilio, la sua costante protesta davanti all’ingiustizia e alla discriminazione degli uomini e la ricerca delle origini, come colonna vertebrale dei supremi valori spirituali. In questo poeta, pittore e psicoanalista, ci commuove la sua vocazione per la libertà in favore del popolo argentino, vittima per decenni degli “squadroni della morte” e del genocidio più obbrobrioso che si sia registrato nella storia dell’Argentina.” Lacerante è l’urlo che scaturisce dalla riflessione -poetica e grafica- che Micharvegas attua nelle sue opere. Laddove, certo, non mancano accenti di speranza: di resurrezione, di vitalità, perché nulla è scontato, tanto meno in paesi dove la dittatura domina e la fa da padrona. In questo senso il messaggio equivale ad una dichiarazione di poetica. Vale a dire che la forza della poesia (e dell’arte in generale) è maggiore di qualsiasi volontà di dominio e di potenza dell’uomo sull’uomo. Che l’arte affratella e accomuna. Crea amici e compagni di viaggio. Nella lotta estrema per la salvezza (non certo dell’anima -quella gliela lasciamo volentieri ai mistici- ma del corpo: e dio sa, in una nazione divenuta tristemente famosa col termine desaparecidos, come ciò sia drammaticamente tragico). “In due delle sue raccolte - afferma ancora Jaime Barrios Peña (La palabra es un hecho, La parola è un fatto, 1980, e Dichosos los ojos que te ven, Gioiosi gli occhi che ti vedono, 1988) si osserva quella particolare verità dell’essere umano e del suo errore primordiale, così come l’angustia che si genera, ancor più lacerante, quando la forza dell’oppressione della tirannia secolarizza la morte attraverso il terrorismo di stato.” E Luis Eduardo Aute conferma con parole più da amico che da critico il giudizio finora espresso. Dice infatti di sentirsi “trascinato dall’incontro con Poni: un incontro molto più elevato e profondo. Sento -sostiene- che ora quell’incontro si produce in un epicentro vulcanico. Poesie, sentenze, disegni racchiudono e chiariscono ragione e cuore, scienza e coscienza, turbinii di traboccante immaginazione... tutto tanto immenso e intenso che mi sento investito, punto, scosso dalla vastità creatrice di questo poeta, di questo “prestidigitatore” della parola. E’ proprio vero che nel caso di Poni la parola è un fatto.” In questo contesto anche l’amore, in Micharvegas, diventa un elemento di estrema importanza: non in sé, ma in quanto mediatore tra sé e l’altra, tra sé e la sua propria vicenda politica. La grande utopia di chi crede ancora nella giustizia e nella democrazia. Ed anche l’amore parla di esilio: ne deve fare i conti, perché la condizione dell’esilio diventa la nota dominante dei rapporti umani, soprattutto tra quelli più scontati, più ancestrali, più tradizionali. Niente e nessuno si può sottrarre alla triste vicenda di Caino che uccide il proprio fratello, se non in uno spiraglio di forza democratica e di giustizia sociale -le vere religioni del nostro tempo. Solo così avremo la vera liberazione, perché democrazia e giustizia vanno di pari passo. I diritti dell’uomo non possono essere costantemente schiacciati. O dimenticati. Semplicemente.
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POÉTICAS DE EXILIO: MICHARVEGAS, CONSTANTINI, GELMAN, LAMBORGHINI, URONDO Y SYLVESTER |
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y aquí, va una foto donde Poni canta un
tango
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La foto accanto è di Lisi Fernández Prada |
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