"MICHARVEGAS SE EXPONE: 1979 / 2009"

 serie metereo / ilógicas

    ( técnicas mixtas / 50 x 70 cm. )   

Ho incontrato per la prima volta Poni in un nebbioso e piovoso dicembre del 2000. 
Eravamo entrambi ad una mostra dell’amico Julio Paz, a Milano. 
Luogo meraviglioso per un incontro di persone già amiche ancor prima di conoscersi. 
L’arte di Julio, le parole di Poni, gli sguardi, i sorrisi, il detto e il non detto, 
ci portarono ad accrescere i nostri sentimenti di consapevolezza artistica. 
Fu così che si concretò l’idea del IV Kongresso dei Poeti Nomadi. 
Anche se eravamo solo in tre: Poni, Maria Luz ed io. 
Ci radunammo in seguito a Luino, con altri amici poeti,  in letture estemporanee
 di poesia. “Perdersi per ritrovarsi” fu un improvvisato motto del momento
 -  come una delle sue tante parajodas. 
E nelle fredde e perse sere della Lombardia ci riscaldammo col ricordo 
della terra dei padri. Sì. Perché Poni è di origini piemontesi
 e ritrovò nel cibo, nel vino, nei sapori, nel calore di una più solida amicizia 
le sue radici disperse col tempo. Il partigiano Aldo (ligure, ma piemontese d’adozione) 
raccontava di quando stava per essere fucilato dai fascisti, 
o dell’addiaccio su in montagna, che si mangiava foglie di castagno, 
e di altre avventure prima della Liberazione. Mentre si dialogava, 
Poni disegnava. Veloce, sicuro, con mano ferma.
 Erano volti di donna (antichi e nuovi amori? la madre?)
 che scaturivano quasi per incanto da un nero pennarello. 
Immergeva poi un dito (oppure un sigaro) nel barbera
 e con qualche goccia di vino coloriva le guance o gli occhi o i capelli.
 Poi io cantavo qualcosa in dialetto milanese - canzoni del popolo: lavoro, 
lotta, amori. Lui si accordava con accordi che sapevano di gitano: amori, lotta, lavoro.
 La notte trascorreva così. Disegnando, cantando, parlando di poesia.

 Enea Biumi
Nubes y claros
El niño
Gota fría

 

Anticiclón