Tu mi portasti qui tu mi gettasti in questo letto
tu mi dicesti che ogni cosa tua era mia il tuo cuore mio
fosti tu a regalarmi la prima luce in tanta oscurità
mi hai vestito sfamato mi hai parlato di un mondo medianico
le cose erano come erano però le legavano forze ostinate
io ti seguii fui il tuo cane trottai con te la lingua fuori
una casa un'altra casa e più in là un'altra e in fondo i quartieri
tu avevi un amore e un altro che non ero io qualcuno fantastico
mi sarebbe piaciuto sentirti ridere come dicevano che ridevi piano alato
tu frantumavi la verità eri la verità niente più che la verità
l'esistenza questo maledetto fastidio che non ci capiva falso miraggio
tu mi hai stretto al tuo petto ascoltavi infaticabile il mio fallimento
eravamo due essendo uno ed eravamo uno essendo due tutta la vita
non chiudevi gli occhi di notte i tuoi occhi non potevano essere chiusi
non eri di quelli che obbligano a esami di coscienza
mai tu chiudevi gli occhi tutto il tempo li avevi freschi
puliti pieni belli splendenti lascivi teneri agili
per i tuoi occhi io fui altra volta multiplo io mi lasciasti vivere mi apristi
eri tutto il contrario di uno specchio deformante di luna park
- nel posto che doveva sembrare incandescente leggasi cenere -
mi lasciasti molto solo tanto che ebbi paura che tu non tornassi tu che torni sempre
guarda che sono passate molte acque insanguinate sotto il ponte
le ultime inondazioni si portarono via la diga della mia vita
ancora i neri cipressi sibilano davanti al plotone di assenze
e tutti i fantasmi sfortunatamente sono al loro posto
l'acqua non si ferma mai secondo don jacinto non si arresta
vedemmo il fiume dei tuoi primi versi su di una rosa maltrattata
tu mi insegnasti le parole mi dicesti non dire luccichii di giorno
cosa facevo prima di te mi cadevano di mano le parole
io ero il tuo bambino azzurro il viso pallido le gambette fiacche del bebé
riusciva difficile crescere al tuo fianco eri piu' grande di ogni altra cosa
ed eri piccola eri un gelsomino in un vaso alla portata della mano inferma
ah! che fresco rumore fai poesia tuffandoti in questo vecchio stagno!
io dormii sotto il tuo profumo come un cagnolino sotto un acquazzone di pietre
ti sognai venir correndo verso me pazza di allegria tra la gente
questi sordi assassini prezzolati nascondendoci tremo ancora
tu mi dicesti che godessi della tua amicizia e dell'inaudita moltiplicazione
e ti obbedii dignitosamente e mi ribellai senza umiliarti
eri nata per fare il bene tra gli altri vecchiaovinavassiIissa
nulla ti lasciava indifferente ogni dolore umano era il tuo dolore
e vagasti piena di pidocchi come disarmata tamponando morte e esaurimento
quella luce di candela costante al fianco del rictus moribondo è quella
eri ci0 che non si lascia senza restare candida pagina di blocco
e mi insegnasti a rileccarmi come un gatto sul sesso della tua felicità triste
per te mi lavai la gola le orecchie i piedi le parti molli
tutto facevamo insieme dentro un gran tino con rumorosi scivoloni
ti dedicavi alla mia mortalità grattandola come se fosse tua
sapevi che ero morto intossicato al pari della fresca ombra
io ero la tua peggior parte chi potrebbe proferirlo senza esitare emozionato
però mi dicevi di fuggire che tentassi la sorte da me stesso
tu mi mostrasti la legge del gioco dell'amore e l'odio non va più
la mia miseria si avvicinava per lasciarti i suoi affanni melanie klein senza tette
eri romantica ti buttavi tutto davanti con i 'tuoi capezzoli velieri
e vari amori avevi poiché avevi parecchi cuori si seppe
io non conobbi tutti i tuoi amori e volevo solo esser tutti loro
volevo solo tenerti per me col tuo pesante passato mio treno merci
che nel mio cielo notturno non fluttuasse altra piccola luna che te
ben lontane le stelle venere ben lungi tutto fuori dalla galassia
solo tu nel mio cielo cieco circondato dalla nube delle braccia tue
tu mi avviasti alla politichè mi indicasti l'ingiusto debito in cui eravamo
e non che fossi unica non uccidevi non uccidesti moriresti per me
eri la stupenda spiegazione il calcolo utopico possibile
ritoccavi la realtà con la tua fisionomia entravi tutto si metteva a cantare
e dicevi è più colorata la miseria e non eri fanfarona sapevi
io ti spazzai la casa cucinai per te mangiavamo freddo il cibo caldo e caldo il freddo
mi trasmetti un ordine non l'ordine non potevi comandare né accettar comandi
perché eravamo uno che eravamo due per esser uno tutta la vita
TRADUZIONE DI VIRGILIO BACCALINI