"La citta' del sole:un viaggio nell'utopia".

Questo titolo nasce da un fatto molto concreto: l' Europa da continente-insieme di Stati, con un processo accelerato ma sotto controllo, e' diventata Unione Europea.

L' Unione Europea esercita un forte fascino sui vari Stati (ancora non aderenti alla U.E.) ed anche su Stati che non sarebbero definibili europei in senso stretto.

Questo fascino, questo potenziale di attrazione-aggregazione non è solo ed esclusivamente di natura economica, c'è qualcosa di nuovo nel mondo globalizzato che fa dell' Europa un punto di riferimento e nello stesso tempo il luogo, il possibile laboratorio dove poter pensare in modi nuovi e contemporaneamente gettare i semi per una nuova ed innovativa filosofia dello stare insieme e dello sviluppo.

C'è la forte sensazione che l' Europa, al di là dei problemi contingenti, possa diventare il "contenitore"di qualcosa di nuovo.
Per questo motivo si può parlare di "città del sole: un viaggio nell' utopia".
"Utopia" (il non-luogo) è una parola inventata da Thomas More, "la città' del sole" è il titolo di un'opera di Tommaso Campanella.
I due personaggi, di aree geografiche molto lontane tra loro, sognavano un mondo diverso in alternativa ai disastri sociali e politici del loro tempo.
Non erano i primi utopisti (altri pensatori di epoche precedenti avevano pensato a "mondi alternativi e diversi") e, per fortuna non saranno gli ultimi.

Anche se nel 1800 gli "utopisti" furono definiti "sognatori non scientifici con la testa tra le nuvole", oggi che il pensiero scientifico è più diffuso e socializzato, si può ben dire che l' utopia può giocare un grosso ruolo.

Il crollo del muro di Berlino rappresenta la fine del mondo bipolare e di due visioni antagoniste impostate ad un meccanicismo deterministico che poco spazio lasciava ad una vera libertà di pensiero. Ed infatti la sola categoria economica da una parte ha fatto disintegrare l' Impero Sovietico e dall' altra ha reso gli USA un Impero unilaterale forte delle armi ma non delle idee e del loro libero confronto.

Il vero dramma attuale è l' ostinazione, nel mondo globalizzato, di insistere (con vecchie categorie di pensiero) sulla unicità di un certo tipo di sviluppo.
Ciò porta a problemi drammatici a livello ambientale, a livello sociale, a livello di valorizzazione come persone di immense masse di uomini.

La soluzione definitiva dei problemi, probabilmente, non ci sarà mai poichè la realtà cambia continuamente e quindi bisogna risolvere nuovi problemi nel mentre i vecchi sono ancora sul tappeto.

Questo è dovuto al fatto che la realtà è movimento e quindi non c' è nulla di definitivo, se non la morte o la fine di tutto.
Giustamente Goethe diceva "caro amico, grigia è la teoria, ma sempre verde è l' eterno albero della vita".
Torniamo all' Europa e all' utopia.
Storicamente l' Europa, è stato il continente col maggior numero di guerre, per non parlare delle due terribili guerre mondiali.
Quanto di più terribile si poteva pensare, ciò è accaduto in Europa.

Però l' Europa, grazie alle sue caratteristiche geografiche, è stato il luogo dove si sono potute sviluppare le più grandi diversificazioni, a tutti i livelli. Faccio un esempio: mentre Galileo Galilei veniva imprigionato in Italia per le sue innovazioni scientifiche, le sue opere venivano pubblicate in Olanda.

Nell' Europa frantumata, divisa, in perpetuo stato di litigiosità, gli intellettuali hanno sempre comunicato tra loro e così hanno contribuito ad una rivoluzione culturale permanente sempre più accelerata.

Se oggi è un fatto evidente per ogni cittadino europeo il superamento della concezione ottocentesca di Stato, del superamento del nazionalismo e del razzismo, la necessità delle divisioni dei potere e della laicità dello Stato, ciò è dovuto al pensiero di generazioni di intellettuali che alla fine hanno prodotto più "valori", categorie di pensiero e comportamento di quanto secoli di violenze hanno prodotto con macerie morali e materiali.

I migliori risultati sono oggi, in gran parte codificati e dovranno diventare realtà diffusa con l' avanzare del processo di unità europea.

La libertà di pensiero e di movimento possono permettere una grande socializzazione dei principi citati e anche un serio ragionamento sulle possibili vie ad un nuovo tipo di sviluppo.

Una "fertile utopia" è possibile: la condizione necessaria sta in un nuovo ruolo degli intellettuali e nel praticare le forme più ampie di scambio e confronto creativo.